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"nec sine marsis nec contra marsos"

 Il Fucino: i pescatori diventano contadini

Il lago ha segnato la storia degli uomini che hanno abitato le sue zone, ha cioè determinato e accompagnato le condizioni di vita delle popolazioni, ne ha imposto gli insediamenti, ne ha influenzato il carattere, ne ha improntato la cultura, ne ha condizionato le scelte economiche, e più tardi, quand’è stato prosciugato, le passioni e le lotte politiche.
Praticamente sia prima, che dopo il suo prosciugamento, gli uomini si sono modellati in rapporto ad esso. 
La storia, sia degli uomini che delle cose, può e deve essere ricostruita attraverso  documenti e  testimonianze del passato. E così anche la storia del Fucino, quel grande lago che occupava tutta la vasta pianura oggi così fertile e verdeggiante, deve e può essere scritta solo per mezzo dei resti materiali che gli uomini del passato ci hanno trasmesso.
Ma, accanto alla storia ufficiale, anche qui c'è un'altra storia, forse meno famosa della prima, e tuttavia non per questo meno interessante e affascinante. Ed è la storia degli uomini del Fucino, dei loro miti e delle loro "realtà", delle loro esperienze quotidiane, dei loro drammi e sofferenze, speranze e delusioni.
Tutti oggi sanno come il lago del Fucino sia scomparso, prosciugato nel secolo scorso per iniziativa del principe Alessandro Torlonia, che riprese e portò a termine idee e progetti cui aveva dato inizio, diciotto secoli prima, l'imperatore romano Claudio. Alcuni hanno giudicato positivamente tale prosciugamento, altri ne hanno messo in rilievo gli aspetti negativi. Ad ogni modo, nonostante le divergenze di interpretazione, tutti hanno dovuto riconoscere che la scomparsa del lago ha determinato il capovolgimento totale delle condizioni di vita degli uomini che vi abitavano attorno.


Miti del Fucino
Il Fucino ha sempre sollevato curiosità, polemiche, divergenze di opinioni, persino sulle cause della sua origine. Si narra di un Abruzzo antico tutto ricoperto dalle acque del mare,in quanto dopo il diluvio universale le acque si ritirarono su tutta la terra, tranne che nel bacino del Fucino.
Una caratteristica delle acque del Fucino,  era quella o delle crescite improvvise e abbondanti, o delle decrescenze altrettanto rapide e disastrose,infatti ricorda Febonio che in epoche lontanissime sorgeva nell'attuale pianura dov'era il lago Fucino, una grande città denominata Marsia, sommersa improvvisamente quando si ruppero le dighe "che riparavano la pianura dalle scaturigini circostanti". 

Il Fucino, pertanto, era un lago che soffriva spesso di variazioni d'umore: bello e benefico in alcuni momenti, diventava orribile e rovinoso in altri. E le popolazioni  vivevano in continua tensione, soggette com'erano ai capricci delle acque, di fronte alle quali spesso non erano sufficienti le difese approntate dall'uomo. Fu, certamente, questa la ragione che, fin dai primordi, aveva suggerito alle genti del posto l'identificazione del Fucino con una qualche divinità. E fu al "Genio del Fucino" (o dio selvaggio) che gli antichi Marsi dedicarono templi e altari votivi.
All'interpretazione mitica del lago Fucino si aggiunse ben presto anche quella del fiume le cui acque si immettevano nel lago: quelle del fiume Pitonio, oggi detto Giovenco. E queste due "divinità" (il dio Pitonio e il dio Fucino) erano, come tutte le altre divinità, buone e cattive: cattive, per la loro violenza e la loro forza distruttiva; buone, perché le loro acque apportavano salute e benessere.
 

I capricci del lago
Acque virtuose e salutari: questa era, dunque, una delle loro prerogative. E la loro bellezza era stata cantata persino da Virgilio nell'Eneide, tanto che molti romani, più tardi, si costruirono splendide ville lungo le sue sponde. Ma qualche volta quel bellissimo lago diventava malvagio e con il gonfiarsi delle sue acque, ville e paesi e campagne venivano completamente allagati e distrutti. Fu proprio tale pericolosità del lago a spingere, fin dai tempi più antichi, gli uomini a un'impresa gigantesca, quella del prosciugamento appunto, che fu tentata dall'imperatore Claudio e compiuta da Alessandro Torlonia.Era alimentato da nove torrenti, il più delle volte in piena che portavano tanti di quei detriti da far sollevare il fondo del lago di 8 metri in 18 secoli. Ne conseguivano frequenti e pericolose inondazioni dei territori limitrofi, perciò fu ideato,all’epoca di Giulio Cesare,  il primo progetto di prosciugamento del lago per trasformarlo in superficie coltivabile.
Il progetto fu realizzato con la costruzione di un canale emissario sotterraneo, poiché ne era privo ed i risultati furono ottimi e le ricche coltivazioni fecero diventare la piana fiorentissima per l’agricoltura. Nel Medioevo il canale si chiuse ed il lago tornò ad essere di nuovo totalmente chiuso. Nell’arco del tempo vari tentativi sono stati eseguiti ma solo in epoca moderna il prosciugamento fu iniziato da una società francese nel 1852 e portata a termine con successo dal Duca Alessandro Torlonia.
Fu costruito un nuovo emissario, più grande e più profondo del precedente in modo da prosciugare l’intero lago; fu realizzata la fitta rete idraulica del bacino con circa 100 km di canali primari e circa 680 km di secondari e fossati. Le difficoltà furono enormi, non solo di natura tecnica (o, meglio, ingegneristico-idraulica), ma anche di carattere logistico, morale, economico.
La Marsica, ad esempio, mancava completamente di strade, il che comportava un quasi totale isolamento di tutta la regione e gravi ostacoli ai lavori e al trasporto del materiale occorrente all'impresa.

I  pescatori diventano contadini
Da quel momento, cambiato l'aspetto fisico della regione, si trasformano rapidamente anche i costumi e i comportamenti della gente, la cui vita per secoli era stata modellata e condizionata dal lago. Attorno ad esso, infatti, ruotava tutta l'economia del passato (agricoltura e pesca): i pescatori, perché dal lago ricavavano i mezzi per il proprio sostentamento; i contadini, perché dai capricci del lago dipendeva la minore o maggiore possibilità di utilizzazione agricola delle zone ripuarie. Un momento felice, per gli abitanti della zona, fu certamente l'inizio del XVIII secolo, quando, ritiratesi le acque, molte terre poterono essere bonificate e, quindi,destinate alle coltivazioni. 
Un paese, soggetto più di altri alle variazioni d'umore del lago Fucino, era Ortucchio, che spesso, con l'innalzarsi delle acque, si trasformava in isola, perdendo i propri terreni, con grave danno per l'economia locale e con il conseguente disagio per i suoi abitanti. Furono gli ortucchiesi a rivolgere un'accorata petizione al re Giuseppe Bonaparte, il 13 luglio 1807, denunciando lo sterminio che sta facendo delle abitazioni il lago Fucino.
 Quindi, furono proprio i pescatori a perorare, con le loro suppliche, provvedimenti governativi tendenti a ridurre al minimo i danni provocati dal lago.
Ma, quando nel 1865 si era già avanti nei lavori, furono molti di loro a ribellarsi: si giunse persino a manifestazioni popolari di protesta, che sfociarono ben presto in episodi di violenza contro la Compagnia incaricata dell'impresa.
Sembrò per un momento che l'obiettivo del principe Torlonia non potesse più raggiungersi: la Compagnia dovette interrompere l'attività, i luchesi (che erano, per la maggior parte, pescatori) cominciarono a cantar vittoria.
Ma l'azione anti-prosciugamento di Luco provocò le immediate reazioni di tutte le altre popolazioni del Fucino: i Consigli Comunali, riuniti d'urgenza, riaffermarono la solidarietà a Torlonia e pregandolo di non dare ascolto alle voci di pochi violenti. 

Intervennero, dunque, i Consigli Comunali di Gioia dei Marsi, Lecce dei Marsi, Trasacco, Aielli, Avezzano, Ortucchio, Pescina, S.Pelino e di nuovo Trasacco.
Furono raccolte centinaia di firme di solidarietà a favore del principe (1865). E di lì a qualche decennio la situazione reale sarà profondamente diversa dalle aspettative iniziali: la denuncia di Silone in Fontamara farà diventare di interesse mondiale la miseria e l'avvilimento dei "cafoni" del Fucino.

La storia attuale del Fucino, però, è ormai un'altra: è quella dell'industrializzazione e della riforma agraria, di Telespazio e delle autostrade. Ma questa, forse, è la storia di tutto il mondo, e non soltanto del lago della dea Angizia e del dio Pitone.

Storia del territorio
La Conca del Fucino (come abbiamo visto prima) era occupata da un ampio bacino lacustre,che raggiungeva un’estensione di oltre 200 kmq. Andiamo a precisare i confini:  a nord ci sono i monti del gruppo Velino-Sirente e, a sud, il gruppo dei Monti della Marsica.
Il lago Fucino non aveva affluenti diretti se non il fiume Giovenco ad est; l’unico asse fluviale rilevante era l’Imele-Salto posto ad ovest del lago, che metteva in comunicazione il territorio marsicano con la Sabina. Il territorio che gravita intorno al bacino lacustre appare quasi totalmente interessato da rilievi montuosi anche di un certo rilievo, eccezione fatta per tre o quattro conoidi pianeggianti disposte ai margini dei principali letti fluviali, quali il Giovenco, che nasce nei pressi delle sorgenti del Sangro (Gioia Vecchia) sfociando sul lago nei pressi dell’attuale comune di San Benedetto dei Marsi, il Rio Tana-Fosso Macrano, che nasce a sud (sorgenti Sangro-Passo del Diavolo) e giunge al lago nei pressi di Ortucchio, il fossato di Rosa, che da sud sbuca nel Fucino presso Luco dei Marsi e l’Imele che attraversa i Piani Palentini.
Il territorio fucense è stato, a partire dal dopoguerra, uno dei territori abruzzesi maggiormente indagati per quanto riguarda soprattutto le fasi più antiche della preistoria (Paleolitico, Neolitico ed Eneolitico).
Il lago Fucino era il terzo dei laghi d’Italia per estensione, dopo il Garda e il Maggiore e il più grande dei laghi carsici della penisola,raggiungeva i 155 chilometri quadrati.
IL suo asse maggiore, da nord-ovest a sud-est era di circa diciannove chilometri, quello minore di circa undici. L’altezza media sul livello del mare era di 669 metri e la profondità massima di circa ventidue metri: misure puramente indicative perché varianti col livello delle acque.
Capriccioso e variabile era il regime del lago, e lo era da sempre poiché era privo di emissari naturali mentre veniva alimentato da numerose sorgive e dai corsi d’acqua di tutta la zona, di cui il maggiore era il Giovenco che sfociava nel lago presso Pescina.
Da sempre forse no, perché nel Pleistocene il lago, ben più alto, varcava la soglia di Cappelle e occupava anche i Campi Palentini, lambendo le falde del Velino. Allora il Salto era il suo emissario naturale, accanto allo stesso Liri che raggiungeva attraverso la sella alle spalle del Salviano.
Unico sfogo naturale delle acque era una serie di inghiottitoio presso la sponda occidentale, la cosiddetta  Petogna.

Il lago del Fucino e la sua evoluzione secondo i dati bibliografici

Il lago del Fucino occupava, al momento della bonifica del secolo scorso, una superficie di circa 150kmq. e presentava una profondità massima di circa 18 m. il suo bacino idrografico si estendeva, escludendo la superficie dello specchio liquido, per circa 710 Kmq. (solo 4,7 volte la superficie del lago) e comprendeva una serie di rilievimontuosi raggiungenti quote superiori ai 2.000 m (M. Velino, M. Sirente). 

La Piana del Fucino è costituita. dall’area emersa per la bonifica del lago omonimo conclusasi nel 1875 e dalla fascia dei terrazzi che circondavano il lago. Lo studio geologico di tale zona ha permesso di rilevare la presenza di terrazzi di accumulo e di superfici di erosione, sia fluviali che lacustri, di età compresa tra il Pleistocene superiore e l’attuale, nonché di molti indizi di fagliazione superficiale e di tettonica recente. Le cause che hanno prodotto le oscillazioni del livello lacustre sono da ricercare nelle variazioni climatiche.
La datazione di tali elementi ha dimostrato l’esistenza di faglie attive nel corso degli ultimi 30.000 anni, la maggior parte delle quali ha agito anche in epoca storica; alcune di esse hanno prodotto fagliazioni superficiali nel corso del terremoto del Fucino del 1915. L’esame morfologico delle scarpate di faglia ha inoltre portato all’ipotesi che la loro origine sia collegata a fenomeni di fagliazione superficiale, analoghi o più importanti di quelli verificatisi in occasione del terremoto del 1915, dovute ad antichi sismi. Sulla base degli indizi rinvenuti e delle assunzioni in precedenza esposte, si configura in sintesi una storia sismica con una serie minima di cinque grandi terremoti probabilmente nel V secolo, e nel 1915.

Il prosciugamento del Fucino
Un cenno a parte merita l’attività della pesca: nel 1700 nel Lago Fucino si pescavano: lasche, barbi, tinche, telline e rare trote. La produzione annua di pesce nel Lago Fucino ammontava a circa 300.000 Kg annui.

Il livello delle acque del lago era sempre variabilissimo e le sue continue escrescenze sui terreni e paesi limitrofi provocavano danni ingenti, tanto che già gli antichi regnanti romani si impegnarono nel tentativo del prosciugamento del Lago Fucino (Augusto e Claudio).       

Il 9 agosto del 1862 si designò fosse il giorno per ripetere l'operazione dell'inizio dello scolo delle acque, 1808 anni erano trascorsi dalla prima e fastosa inaugurazione dell'imperatore Claudio.
Nel 1875 il Lago fu definitivamente svuotato e circa un anno dopo furono completate le opere idrauliche di sistemazione.
Nel giorno 1 ottobre 1878 gli ingegneri del Genio Civile scrissero nella loro relazione:"Perfettamente ultimata la grande opera del prosciugamento del Fucino."

Emersero circa 16.000 ettari di fertile pianura. Una porzione, 1.770 ettari secondo le stime più attendibili, fu restituita ai comuni rivieraschi, mentre un esteso latifondo di circa 14.000 ettari diventava proprietà di Torlonia.
Di questa fertile terra una parte venne data in affitto (poco meno di 8.000ettari), una parte affidata ai mezzadri (circa 2.000 ettari) e altri ettari rimasero incolti o occupati da infrastrutture. Con il passar del tempo, però si assistette ad una eccessiva frammentazione dei poderi, anche in seguito al fenomeno del subaffitto: agli inizi del 1920, 10.000 ettari di proprietà erano gestiti da circa 10.400 affittuari,con solo una trentina di appezzamenti superiori ai 5 ettari, mentre molti erano inferiori ad un ettaro.
Così gli abitanti di Fucino, che fino ad allora avevano basato la loro economia sulla coltivazione delle zone pedemontane e, soprattutto, sulla pesca, dovettero riconvertirsi ad agricoltori.
Non solo gli abitanti del luogo, ma una nuova popolazione di circa 50.000 persone provenienti dal teramano, dal chietino e dalla Romagna, si trovarono a gestire una terra fertilissima.
Sembrò quasi un miracolo che le terre rendessero fino a 20 - 30 volte il seme e si approfittò a tal punto di questa sensazionale fertilità che nel giro di pochi anni essa diminuì drasticamente, come ben sottolinea l'appellativo di "coltura vampiro" che fu dato a quelle tecniche agricole. Intorno al 1890 la situazione socio-economica del Fucino era quasi tragica.
Le tensioni sociali erano dovute al fatto che molte terre erano state date ai contadini venuti da fuori e non ai residenti ( una cosa analoga era già successa con gli operai francesi che avevano lavorato all'impresa del prosciugamento).
L'altro problema era di tipo infrastrutturale, dato che le case coloniche progettate non erano state ancora realizzate e gli agricoltori dovevano risiedere nei paesi intorno, con la conseguenza che per andare a lavorare dovevano percorrere decine di chilometri al giorno. Nel 1886 si tentò di risolvere il problema costruendo, nell'area tra luco e Trasacco, 36 aziende, terminate nel 1890. In quegli anni fu anche realizzata la strada che collega Avezzano e Napoli e la ferrovia Avezzano - Roma. Intorno al 1890 cominciano a delinearsi le lotte contadine, che nascono soprattutto dal modo non esemplare con cui Torlonia gestisce l'attribuzione delle sue terre.
Egli, anzichè trattare direttamente con i contadini che avrebbero lavorato la terra, sceglie di trattare con le influenti famiglie del posto a cui affida grossi appezzamenti di terreno da gestire senza
regole. Questi gabellieri spezzettano la proprietà e la subaffittano a prezzi molto alti, imponendo ai contadini di pagare in monete d'oro e d'argento e ricavandone, quindi, grossi lucri.
Gli alti prezzi degli affitti e la fame di terra alimentano la scontentezza del popolo dalla quale incomincia a nascere una coscienza sociale che promuove le lotte contadine; lotte
che continueranno fino al fatidico 13 gennaio 1915,quando alle ore sette del mattino, inaspettatamente, un fortissimo terremoto (magnitudo 7) sostituisce ad ogni questione la priorità della sopravvivenza.
Appena ripresi dallo stupore, e rialzata la testa per ricominciare, i marsicani sono travolti dalle vicende belliche. Ancora oggi, nei racconti dei sopravvissuti, terremoto e guerra si sovrappongono.
La ricostruzione vede l'inizio dell'industrializzazione del Fucino, con la costruzione di vari opifici (cartiera, essiccatoi per le fettucce di bietole e l'erba medica) e la realizzazione delle prime reti elettriche e di un secondo emissario, nel 1942, per il deflusso delle acque.
Finisce la seconda guerra mondiale, ma restano i malcontenti legati alle difficili situazioni socio-economiche mai risolte. Rimane l'eco degli scontri del febbraio 1948, a cui segue la speranza della definitiva soluzione dei problemi con la riforma fondiaria. All'inizio del 1950 tutto il popolo marsicano è dentro la lotta per il lavoro e la terra, ma il potere armato di Torlonia, che sente vacillare la sua supremazia, sferra un ultimo colpo di coda che provoca i tragici fatti di Celano: il 30 aprile 1950, nella piazza principale, due sicari uccidono il socialista Antonio Berardicurti e il comunista Agostino Paris.
I tragici eventi della primavera del 1950 inducono il governo centrale a inserire il Fucino nella legge stralcio che prevedeva l'esprorio del latifondo e l'assegnazione delle terre ai contadini che le avevano in affitto.
Per attuare la riforma fu istituito l'Ente Fucino: il suo primo compito fu quello di assegnare le terre ai contadini, in ragione di minimo un ettaro e massimo 4 ettari.

I primi passi verso la riforma

Sono trascorsi molti anni dal prosciugamento del lago e poco meno dalla inclusione del Fucino nella legge di Riforma Agraria. II prosciugamento, opera titanica di ingegneria, sconvolgeva la geografia della zona, trasformava i pescatori in contadini, faceva emergere dal fondo del lago la piattaforma fertilissima dei 14 mila ettari che diventava il centro di una immigrazione crescente dalle circostanti montagne. 
Ci furono molte riunioni, assemblee, comizi, cortei prima di arrivare alla Riforma,anche dei feriti e due morti (come già accennato prima (1950 nella
Piazza di Celano),poi però Torlonia rimase sempre più isolato e infine si arriva  alla sospirata e tanto desiderata Riforma.
Ormai la modernità si è avviata e il boom economico degli anni sessanta vi trova terreno fertile. Si costruisce un nuovo zuccherificio (Celano), un lanificio, la centrale del latte, il caseificio, le cantine sociali, il patatificio e vari impianti di trasformazione che seguono la nascita dell' agro-industria, che è la realtà di oggi. Negli ultimi anni svanisce il dominio della barbabietola (negli anni 80 viene chiuso lo zuccherificio di Avezzano,nel 2003/4 anche quello di Celano) e si afferma il "polo orticolo" della Marsica con la patata, la carota, e successivamente, lattughe, cavolfiori, finocchi, radicchi. Il tentativo di diversificazione dell'offerta vede la nascita di innovative attività, come quella dei "fiori del lago" che propone la produzione di bulbi da fiori, nonché coltivazioni degli stessi fiori da recidere.

Coltivazioni prima del prosciugamento  

I generi che si praticavano in detti terreni  erano prevalentemente grano, granone, fave, orzo, fagioli e cicerchie, lenticchie,ceci e grano, e pomi di terra ossia patate, una porzione di detti argillosi, e calcarei erano vigneti. In questi stessi vi erano anche piantagioni di peri, meli, mandorle, noci, ed in pochi punti, di olive e di ciliege.   
Da come chiaramente si evince l’allora classe dirigente era molto attenta al discorso agricolo. 

Il nucleo funzionale ed economico dell'area marsicana, rappresentato dal bacino di quello che un tempo era il Lago del Fucino, trova una prima naturale estensione nel territorio dei dieci comuni che si affaccianvano sulle sue sponde: in primo luogo Avezzano, quindi Celano, Aielli, Cerchio, Collarmele, S. Benedetto dei Marsi, Pescina, Luco dei Marsi, Trasacco e Ortucchio.
A cui si devono aggiungere i naturali bacini tributari del Fucino: la Vallelonga la valle del Giovenco  e la valle di Riofreddo e S. Lucia (con i comuni di Gioia dei Marsi e Lecce nei Marsi). E altre moltissime zone limitrofe.
Quella del Fucino è una terra "giovane", resa fertile dalla grande quantità di humus creata nel corso dei millenni dalle sostanze organiche depositatesi sul fondo del lago. In quest'area si contano ben 10.000 ettari di colture orticole che arrivano sulle tavole di tutta Italia e non solo. Carote, finocchi, radicchi, bietole, indivie, pomodori, cavoli e cavolfiori alimentano in parallelo anche una fiorente industria di trasformazione. Alle carote in particolare è riservata una superficie di 2.500 ettari che conferiscono annualmente tra 1.500.000 e 1.800.000 quintali di prodotto, pari al 30% della produzione nazionale di questo ortaggio.

La conca del Fucino è famosa anche per il centro di comunicazioni televisive e telefoniche via satellite del Telespazio. 

A cura di:

Proff. Maria Teresa Cotturone

 

 

GLOSSARIO

Paleolitico: periodo più antico della preistoria (da 2 milioni a 8500 anni fa)

Neolitico: 3° periodo dell’età della pietra. Produzione di cibo mediante agricoltura (orzo,grano) e allevamento (ovini,suini,bovini). Abitati stabili e filatura e tessitura di fibre vegetali e animali.

Eneolitico: età preistorica del rame.

Pleistocene: 1° periodo dell’era neozoica o quaternaria,caratterizzata dalle grandi                                             glaciazioni e dalla comparsa dei primi ominidi.

Ominidi: famiglia di primati che comprende l’uomo attuale.

Neozoica: era geologica attuale della terra ed iniziata 2 milioni di anni fa.

Faglia: frattura di uno strato della superficie terrestre con spostamento dei due lembi rocciosi contrapposti.